Core banking. Cabel porta in Italia FlexCube di Oracle

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Rinnovare il Core Banking non è una missione impossibile. Cabel ha completato la localizzazione di FLEXCUBE, di Oracle. Obiettivo: trasformare il Back-end in una Commodity e permettere alle Banche di concentrarsi a pieno sul Front-end, vero ambito di competizione.

Il sistema di core banking di Oracle, FlexCube, è disponibile sul mercato italiano grazie a Cabel. Si è concluso quindi il progetto di localizzazione della soluzione, annunciato nel 2016. 22 mesi di lavoro che hanno permesso a Cabel di portare sul mercato una soluzione modulare di core banking, integrata nel proprio sistema informativo e comprendendo tutte le aree operative della banca. FlexCube è attualmente utilizzata da circa 600 banche in 140 Paesi. Annunciata nel 2016, la partnership ha visto una collaborazione non banale tra due aziende con evidenti differenze “genetiche” per origine, dimensioni, cultura e organizzazione. E ha trovato la sua chiave di volta nella collaborazione, con un team internazionale che ha visto tra gli altri 10 ingegneri indiani trasferirsi con tutta la famiglia a Empoli per due anni.

Agilità per competere col FinTech

Cabel festeggia così i propri 40 anni di storia presentandosi almercato con un approccio diverso alla sfida del digitale: anziché concentrarsi sul front end, mantenendo inalterati i sistemi legacy, propone di rinnovare il core banking e guadagnare in termini di agilità, efficienza e time-tomarket. «Il business bancario è messo in pericolo da nuovi competitor, dalle telco alle startup – commenta Chet Kamat, Managing Director & CEO di Oracle Financial Services Software. La PSD2 e altre normative hanno cancellato le barriere all’ingresso e le banche tradizionali sono esposte alla concorrenza di aziende più agili per organizzazione e tecnologia. La nostra partnership con Cabel porta alle banche italiane una soluzione per affrontare la sfida del digitale: FlexCube è utilizzato da 600 banche e integra best practice provenienti da modelli di business molto diversi tra loro. E l’aggiornamento della soluzione è compito di un team di 1.000 ingegneri del nostro R&D».

Rinnovare il core? Si può

Il tema non è nuovo alle banche, tutt’altro. Dell’esigenza di rinnovare il core banking si parla da decenni. Il fatto è che i sistemi legacy scontano 40 anni di modifiche,
stratificazioni, aggiunte e pezze per adeguarsi alle normative. Il recente GDPR, ad esempio, ha dato al cliente il controllo sulla gestione dei propri dati: gli
stessi dati che sono stati spesso replicati nei vari strati dei sistemi informativi. Il problema è che cercare di cambiare il core banking significa sostenere costi importanti senza certezza di successo: a livello internazionale, diversi istituti hanno fallito nella mission impossible di rinnovare il proprio core banking. «Le banche
devono chiaramente organizzarsi per cambiare core banking. Noi abbiamo un’esperienza di oltre 100 migrazioni nei 40 anni della nostra storia – afferma Stefano Tana, Amministratore Delegato di Cabel Holding e Presidente di Cabel Industry. Nell’ultima operazione di migrazione (al precedente sistema di Cabel, NdR) abbiamo mandato 40 risorse presso il cliente bancario, non solo tecnici ma anche esperti di processi, prodotti e servizi che hanno aiutato la banca a conoscere un sistema informativo a loro sconosciuto, in quel caso era il vecchio sistema Cabel. Abbiamo le competenze specifiche sulla situazione italiana che consentono di fare andare a buon fine le migrazioni, rispettoad altri casi di soluzioni estere».

Il back end è una commodity

«Nel delivery della piattaforma – prosegue Tana – abbiamo una timeline che parte dalla clientela esistente ma possiamo gestire in parallelo eventuali nuovi clienti. Il
sistema è modulare, fatto per verticali, adatto sia alla grandi banche con sistemi propri per integrare alcuni nostri componenti, sia a chi magari vuole lavorare da zero su
nuovi sistemi, magari a seguito di un’aggregazione o della creazione di una nuova capogruppo. La parte di back end, per le banche, è ormai una commodity, mentre il front end è l’aspetto strategico su cui competere. Storicamente abbiamo clienti di molti tipi: banche retail, realtà specializzate nel leasing, banche di investimento e così via. FlexCube non è pensato per banche con determinate caratteristiche ma si adatta a ogni genere di istituto bancario. È disponibile sia in full outsourcing sia on premise ed è completamente nuovo, pensato per le sfide del futuro. Prevediamo un secondo go-live nel giro di alcuni mesi. L’adeguamento e l’evoluzione di FlexCube resterà in capo a Oracle, mentre Cabel diventerà un centro di competenza e un creatore di valore aggiunto in Italia».

Il primo utente? InvestBanca

FlexCube è in uso dal 7 maggio su InvestBanca, banca di investimento del Gruppo Cabel, come spiega il Direttore Generale, Stefano Sardelli, «con il nuovo core banking
siamo finalmente sullo stesso piano competitivo del FinTech, almeno dal punto di vista dell’agilità dei sistemi informativi, e possiamo finalmente ragionare in termini di
collaborazione con i nuovi player, di apertura dei sistemi, di API, di blockchain, di roboadvisory». In vista, per Cabel, anche un potenziamento della presenza in Italia
(ad esempio con una nuova sede a Roma) e sarebbe allo studio una crescita per linee esterne, in particolare come aggregatore di realtà anche FinTech.

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